Sopra la banca il sottosegretario campa
Sia a voler agire tecnicamente, sia a volersi dar da fare con conclamata sobrietà, questa faccenda dei sottosegretari, con tanta gente del soldo e dal gravoso reddito che intende porsi al servizio della salvezza del paese, andava sbrogliata in due o tre ore: prima l’Italia, poi le mie convenienze. Invece, piuttosto male si è marciato per diversi giorni, dagli incontri riservati alle “rose” di nomi ai biglietti di Letta il Giovane che hanno consegnato alle cronache un quadretto da governicchio balneare anni Sessanta. Leggi Il caveau dei sottosegretari
18 AGO 20

Se ne trova traccia su due giornali di “montismo” ebbri e sazi mai: Repubblica e l’Unità ieri annotavano la surreale questione del più importante tra tutti i possibili viceministri, Vittorio Grilli, che dovrebbe passare dai consolanti 500 mila euro alla “micragna” di 150 mila: “Deve ancora decidere se accettare o no il doppio incarico che gli consentirebbe di non rinunciare allo stipendio da direttore generale di Via XX Settembre pur divenendo viceministro”. Come: deve decidere? Lui? Ma non dovrebbe – a volersi atteggiare a sobrietà o almeno a mostrare un po’ di carattere – una simile pretesa far cacciare al Prof. Monti un ululato capace di arrivare da Palazzo Chigi al Tufello? E intanto il Corriere blocca, con durezza, il possibile vice di Passera caro a Passera – un banchiere della sua stessa banca, “due banchieri con la stessa casacca sarebbe troppo”. A questo punto urge capire: ma tutti questi danarosi smaniosi di salvarci, proprio nemmeno un centesimo di tasca loro vogliono (ri)metterci?